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vesta le false, dalle quali nasce quella caligine che confonde e offusca la sua vera vista, m’ingegnerò dunque la prima cosa d’assottigliare alquanto questa cotale caligine e abbagliamento con rimedii leggieri e lenitivi, a fine che, rimosse le tenebre degli affetti e delle fallaci perturbazioni, possa lo splendore della vera luce riconoscere.


LE SETTIME E ULTIME RIME.

Quando le stelle ardenti
     Nube atra oscura e cuopre,
     Luna nè sol non scuopre
     4Agli occhi nostri i suoi raggi lucenti.
Se piovoso Ostro pieno
     D’ira rivolge l’onde,
     L’acque pria chiare e monde,
     8Quasi bel vetro o puro dì sereno,
Poichè l’arena mista
     Vien fango, e ’l mar l’assorbe,
     Sozze tornate e torbe,
     12Tolgono altrui di sè la dolce vista.
Rio che di pioggia o vena
     Scende dai monti, spesso
     Da duro incontro oppresso,
     16Che d’alta rupe cadde, il corso frena.
Or tu, se brami il vero
     Scorger chiaro ed aperto;
     Se ’l cammin dritto ed erto
     20Salir, lasciato il tôrto e chin sentiero;
Scaccia lungi il piacere,
     Lungi scaccia il timore;
     Speme mai nè dolore
     24Non t’innalzi o t’avvalli oltra il dovere.