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pura e semplice della volontà del legislatore. Le leggi fatte pe’ secoli devono ignorare le piccole passioni. Devon comandare ed istruire; e non abbassarsi a disputare con gli individui. Leges non decet esse dìsputantes, disse Bacone, sed jubentes. Avrebbe dovuto ancor dire et docentes.

Mi spiace vedere il compilator1 del codice d’una gran nazione sempre occupato a vincere i giureconsulti.

Egli non si vale del regio potere che per muover guerra.

Non fa che un uso continuo di queste formule: «S’è fatto questione.» — «Alcuni giureconsulti hanno preteso.»

— «Gli uni han negato, gli altri sostenuto, ma noi vogliamo ed ordiniamo.» — «Noi aboliamo con le presenti quelle distinzioni prive di qualunque fondamento, ec. ec. ec.»

Gli uomini le cose le opinioni tutto deve esser genericamente considerato. La conciliazione e non il trionfo convien che sia l’oggetto del legislatore. Egli non deve abbassarsi alle effimere contese.

Un altra forma non meno viziosa si è di ravvolgere la volontà del legislatore in una volontà estranea. Nello stesso codice spesso si leggono quest’espressioni: «Le leggi civili stabiliscono.» — «Le leggi non permettono.» — «Le leggi hanno concesso.» Quali son queste leggi? chi le ha scritte? E questa legge anteriore, questa legge naturale a cui si ricorre e sulla quale si fonda il diritto, non è una sorgente d’oscurità? Non è un velo che offusca la volontà del vero legislatore?

I compilatori del codice giustinianeo avevan dato l’esempio di questi errori. In vece di far dire al legisla-

  1. Coccejo cod. fed.