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re) agli Ammniistratori della Roncioni una spesa qualunque, per dare alla Lazzerini tutti questi vantaggi? Quando si sarebbe dovuto domandar loro, che si contentassero di lasciarci costruire nell’edifìzio della Roncioniana una sala per i libri del Lazzerini, non era un linguaggio strano il dir loro: spendete due, quattro mila lire, per accomodarci una libreria, a cui il Comune si è obbligato da trent’anni di preparare una sede decente? Mentre dunque mi sembrava strano il linguaggio dei Rappresentanti Municipali, liberamente giudicavo troppo severo quello degli Amministratori Roncioniani. Ove i diritti fossero menomamente offesi, io loderei anche la severità più scrupolosa: ma quale offesa ai diritti (si poteva dire agli Amministratori), se i libri delle due Biblioteche non verranno confusi, se i duplicati non saranno venduti, se il Comune vorrà ogni anno una nota de’ libri comprati col danaro che somministra? Non vi chiediamo un titolo esterno che rammenti le due Biblioteche; ma (posto che vi piaccia esternamente cambiare quello di Bibliotheca Roncioniana, nel più semplice di Libreria pubblica) che mal sarà, che sopra una nuova sala sia scritto Lazzeriniana? Ma questa sala, quanto non aggiugne di decoro alla vostra Roncioni? alla quale, e forse non ad una sala soltanto, parve che pensassero i vostri antecessori, allora quando costruirono quell’ingresso amplissimo, quella scala nobilissima!

VIII.

Io credo, Signori, che parlando in questo tenore la conciliazione si farebbe. E formulando il mio concetto