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atto quarto 67


Lalio. Se non lo sai tu a chi dici, né tampoco lo so io.

Protodidascalo. «Tibi dico, Pamphile».

Lalio. Parlate con me?

Protodidascalo. Optime quidem, sí bene.

Lalio. Chi sète voi?

Protodidascalo. Ego sum Protodidascalo gimnasiarca, ludimagistro, restitutore e reintegrator del romano eloquio all’antica candiditate «fama super aethera notus».

Lalio. (Questi deve essere qualche pedante, «cuium pecus»? che sputa «cuiussi» e parla in «bus» e «bas»). Magister, bonum sero.

Protodidascalo. Et tibi malum cito.

Lalio. Che comandate protomastro, patriarca?

Protodidascalo. «Prius te salvere iubeo».

Lalio. Io non v’intendo.

Protodidascalo. Dico che siate salvo.

Lalio. E voi salvo e contento.

Protodidascalo. Per mostrarvi la mia largitade vi vo’ fare un munuscolo di cinquanta vocabuli ciceronei abstrusi e reconditi.

Lalio. Che ceci conditi son questi che mi volete dare, di mele o di zucchero?

Protodidascalo. Dico vocabuli ciceroniani.

Lalio. Questi vocali son buoni da bere?

Protodidascalo. Son cose che quando sarete in etá piú provetta vi faranno onore nella scuola.

Lalio. Io non vo’ scola, altrimente... . Che volete da me?

Protodidascalo. Paulo ante vi ho visto uscir da questo ostio.

Lalio. Che «ostia»?

Protodidascalo. Ti allucini, figliuolo, perché «hostia» con «h», aspirazione, viene «ab hostibus», che è un animale che s’immolava dall’imperadore proficiscente alla guerra per impetrar da’ celicoli vittoria contro gli osti, cioè nemici. Onde il sulmonese poeta:

Hostibus a domitis hostia nomen habet.

Lalio. Voi volete dir gli osti che stanno nelle taverne?