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atto primo 307


Gramigna. Se ben tutto il popolo fosse birri, bargelli, manigoldi, e tutta la cittá prigioni, galee, berline e forche, lo faremo star a segno; e doppo la nostra partita vi resterá un seminario de’ pari nostri.

Albumazar. Non aspettava altra risposta da’ vostri animi generosi, ché giá vi veggo scolpiti nelle fronti i trofei e trionfi; né restarò defraudato delle gran speranze di voi. Io son per proporvi un partito.

Ronca. Ecci guadagno?

Albumazar. Per altro non m’affatico.

Ronca. Eccoci pronti, o piú pazzi e piú bestie che mai!

Albumazar. Appena giunsi qui in Napoli, che fui richiesto da uno certo Pandolfo, vecchio ricco di danari e mobili di casa, che sta innamorato; ché se l’etá gli scema il cervello, l’amor gli lo toglie in tutto. E quello che importa, è che dá credito alla astrologia e alla negromanzia: che si può dire piú? ché se fosse uno Salomone, il dar credito a queste sciocchezze bastarebbe a farlo la maggiore bestia del mondo. Mirate fin dove giunge la umana curiositá o per dir meglio asinitá! Or io facendo dell’astrologo che partecipa un poco del negromante, che pizzica dell’alchimista e del far molini, con l’aiuto de’ miei cari compagni spero lasciare memorabili segni della nostra pratica in casa sua, né dubito punto della riuscita.

Ronca. Quei danari e quelle tapezzarie saranno a noi acutissimi incitamenti ad esser piú destri e piú scaltri e piú solleciti che mai.

Albumazar. Giá da’ vostri ladri cenni, furbeschi atti e muti zerghi conosco il pensiero che si ravoglie nel cuore: state attenti a’ miei pronostichi e fateli riuscir veri. Avisatemi di quello che intendete; ché, acquistata che avremo la credenza appresso lui, li faremo la casa piú netta e lucida di uno specchio.

Ronca. Attendete a far bene voi la parte vostra, ché da noi vedrai effetti che avanzaranno la tua stima.

Albumazar. Eccolo che viene. Arpione, discostati, ascolta ciò che dice e riferiscimelo; Gramigna, trattienti su la porta e vedi narrargli qualche miracolo de’ miei, perché io me ne entro.