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228 gli duoi fratelli rivali


Don Ignazio. Noi dove ci trovaremo?

Don Flaminio. In casa.

Don Ignazio. Andate, orsú.

Angiola. (O Dio, che ho inteso! o Dio, che ho veduto! Ed è possibile che si trovi cosí poca fede negli uomini? Or chi avesse creduto che don Ignazio, venutomi tanto tempo appresso per parlarmi e con tante affettuose parole, con tante lacrime e promesse, non fusse tutto fuoco e fiamme per Carizia? Or gite, donne, e date credito a quelle simulate parole, a quelle lacrime traditrici, a quei finti sospiri e a quelle fallaci promesse; movetivi a pietá di loro, perché tal volta li veggiate piovere dal volto tempesta di amarissime lacrime; credete a quei giuramenti, a quei spergiuri! Come si salverá onor di donna giamai, se li sono tesi tanti laccioli? Andrò a casa e non li narrerò nulla di ciò; ch’avendola io spinta a raggionar con lui, sarebbe donna, in vedersi cosí spregiata e tòcca su l’onor suo, di morirsi di passione).

SCENA V.

Don Flaminio, Panimbolo.

Don Flaminio. Ecco, o Panimbolo, che, tu non avendo voluto credere a quanto io te diceva, che don Ignazio non s’accorse quel giorno di Carizia e che è molto invaghito della figlia del conte, per far a tuo modo e per iscoprir l’animo suo, l’avemo detto che il matrimonio con la figlia del conte era conchiuso; e vedesti con che pronto animo e con che accesa voglia volea sposarla allora allora e non aspettar insino alla sera.

Panimbolo. Cosí son sicuro io che don Ignazio sta innamorato d’altra come son vivo. Ma come ch’egli è d’ingegno vivace e pronto, imaginatosi la fraude, rispose in cotal modo.

Don Flaminio. Mi doglio del tuo mal preso consiglio. Ecco, andrá o mandará in casa del conte, e come saprá che è piú d’un mese che non vi son ito, scoprirá tutta la bugia, mi terrá sempre per un bugiardo e bisognando non mi crederá la veritá istessa.