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172 atto quarto


Erasto. e hai tu tanta lingua e tanta fronte? e non ammutisci e non arrossisci? In cambio di Amasia mi conduci a giacer meco una puttana vecchia.

Cintia. Nol dite che sia una puttana, che ve lo manterrò con questa spada mentre arò spirito a reggerla. Non m’avete voi confessato che la prima notte che giaceste seco, godeste le primízie della sua virginitá? come è or dunque una puttana vecchia?

Erasto. Ho detto «puttana vecchia», non perché non sia vero quello che ti confessai; ma chiunque ella si sia, è una vile e poveraccia, poiché sotto altrui nome s’è venuta a giacer con uno che non sa chi si sia.

Cintia. Ed io vi dico che è nobile e ricca quanto voi, e conosce meglio voi che voi stesso. Ma che gran sceleratezza o peccato ha commesso costei contro di voi che le portate tanto odio e vi sentite cosí oltraggiato da lei? Una che ha brusciato in tanto foco per voi, amatovi con tanta fede e datovi quei segni d’amore che da onesta donzella si potessero dare; anzi ella per compiacervi ha trasportato i termini di ogni donnesca onestá ! E se pur ha peccato contro di voi, in una sola cosa ha peccato: che v’ave amato troppo svisceratamente, e accecata dal troppo insopportabile amore è venuta ne’ termini che voi sapete.

Erasto. Chi è dunque questa femina?

Cintia. Non bisogna saperla: perché mentre non la conoscete l’amate, conoscendola l’odiate; sotto la falsa sembianza la raccogliete e abbracciate, sotto la vera la scacciate e aborrite; non sapendo chi sia l’onorate, e avendola dinanzi agli occhi l’ingiuriate e oltraggiate e mostrate di non conoscerla.

Erasto. Chi è cotesta brutta disgraziata?

Cintia. Disgraziata e infelice si bene, ma non brutta se dicevate il vero quando stavate abbracciato con lei: che avanzava di leggiadria tutte le umane creature.

Erasto. Chi ha inteso questo da me?

Cintia. Chi v’era presente: io.

Erasto. Eravamo duo soli.

Cintia. Fra quelli ci era ancor io.

Erasto. Dimmi, dov’è cotesta donna?