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158 atto quarto


Erasto. Perché ci siamo sposati di nascosto.

Pedofilo. Come può esser questo?

Erasto. Anzi è stato piú di questo: ch’essendole io sposo e servidore, siamo giaciuti insieme ed è giá pregna di me.

Pedofilo. Cosi è pregna di voi come ne son io!

Erasto. Il ventre gonfio ne potrá far a voi ben larga testimonianza.

Pedofilo. Il ventre non si potrá mai gonfiar ad Amasia se non per qualche idropisia.

Erasto. V’ho detto quanto è passato tra noi.

Pedofilo. Voi avete visto il ventre gonfio a mia figlia?

Erasto. L’ho visto e l’ho tocco, per dirlovi piú chiaramente, dalle due ore di notte insino all’alba.

Pedofilo. Voi dite cose impossibili: la notte passata ha dormito meco dalle due ore insino all’alba.

Erasto. V’ho detto il tutto.

Pedofilo. E se voi sapeste il tutto, vi vergognareste e v’arrossireste di quel che dite.

Erasto. Se non volete crederlo a me, credetelo a’ testimoni.

Pedofilo. Chi sono i testimoni?

Erasto. Cintio, il vostro vicino, che n’è stato il nostro caro mezano, e la sua balia: che è passata dalla vostra casa alla sua per un tragetto quando siamo giaciuti insieme.

Pedofilo. Come ha possuto passar dalla mia nella sua casa?

Erasto. Dico, abbiamo fatto una buca nel muro tra voi e lui, e s’è passato per quella.

Pedofilo. Vo’ che le vostre parole stesse discoprano la bugia: fra la mia casa e quella di Cintio non vedete che v’è il vicolo in mezo? in qual muro avete voi fatto la buca? Se non è passata per aria o sotterra, non ha potuto venir per altra via. Non v’accorgete che tutto il restante sia bugia?

Erasto. Ma io veggio il capitano. Eccovi un testimonio.

Pedofilo. Oh che testimonio!

Erasto. Capitano, di grazia accostatevi qua.