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144 la cintia

ATTO IV.

SCENA I.

Pedofilo, Erasto.

Pedofilo. (Sto con animo assai travagliato dal fatto di Amasio mio figliuolo. La notte passata è scappato di casa, poi l’ho visto venir tutto turbato: l’animo mio s’incontra alcun male! ...).

Erasto. (Son venuto rissoluto per uscir di fastidio; e sará meglio arrossir una volta e scoprirlo che tenerlo secreto e impallidir mille volte il giorno e soffrir mille indignitá. ...)

Pedofilo. (... Vo’ manifestar al mondo che sia maschio e ritornarmene a Bologna, poiché intendo che la parte guelfa nostra nemica è giá dipressa e annichilata).

Erasto. (... E vo’ dirgli che siamo sposati di nascosto e sia pregna di me, che non penso sará cosí goffo che, avendole tolto l’onore, me la voglia negar per moglie; e quando pur non volesse concederlami, venir alla forza, alla violenza, alla rapina).

Pedofilo. (Ma ecco il fratello di colei che vien costá: vedrò modestamente potergli ragionar su questo fatto).

Erasto, (Lo veggio venir verso di me). Ben venghi il mio padre e padrone!

Pedofilo. Ben venghi il mio caro figlio e signore!

Erasto. Avendomi tolto molti mesi sono Vostra Signoria per patrone e per padre, con quella confidanza che si conviene tra figlio e padre, son venuto a ragionargli. ...

Pedofilo. Nè altrimente riceverò le vostre parole.

Erasto. ... Sappiate, Pedofilo, mio carissimo padrone, che Amasia la tua figlia è moglie mia.

Pedofilo. Vostra moglie? Giesú, che dite? e come?