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atto primo 321


Giacomino. Pensava che tu fossi piú amorevole al tuo padrone che non sei, e massime in cosa che egli desia cotanto.

Cappio. Ed io vi dico che vi son stato piú amorevole che non stimate. Ho esseguito quanto m’avete imposto, con piú destrezza e diligenza che comandato m’avete.

Giacomino. Se fosse come dici, giá saresti a Salerno.

Cappio. Ed io ho ragionato con Lardone e fatto di modo che questa sera arete Altilia in casa vostra.

Giacomino. Com’è possibile ch’abbi fatto quanto dici?

Cappio. Questi son miracoli che sa fare il vostro Cappio.

Giacomino. Tu ridi, m’arai detto la bugia.

Cappio. Poiché stimate che v’abbia detto la bugia, non bisogna che piú ne parli.

Giacomino. Non dico che nol credo perché nol creda, perché ogni innamorato crede e nelle cose che si desiderano si presta ancor fede alle bugie; ma dico che nol credo per soverchia voglia che ho che vero sia. So il valor del mio Cappio, a cui cede ogni malagevole impresa.

Cappio. Or apparecchia il cuore per poter capire cosí smisurata allegrezza!

Giacomino. Parla presto.

Cappio. La tua Altilia è in Napoli.

Giacomino. Altilia mia?

Cappio. Altilia tua.

Giacomino. In Napoli?

Cappio. In Napoli.

Giacomino. In casa mia?

Cappio. In casa tua.

Giacomino. La mia Altilia in Napoli e in casa mia?

Cappio. La tua Altilia in Napoli e in casa tua, e cose maggior di queste.

Giacomino. Che cose ponno essere maggior di queste?

Cappio. Che dormirete insieme questa notte.

Giacomino. Eh, Cappio mio, parla presto, ché tu mi strangoli piú che non farebbe un cappio di manigoldo.

Cappio. Per dirtela in breve, il pedante va in Roma, ed ha