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178 la carbonaria


Mangone. E se pur il mar ti rifiuta per un cattivo guadagno, un giorno i turchi ne faranno vendetta per me, ché sarai impalato.

Raguseo. Ed il boia la fará per me, ché sarai arrostito.

Mangone. Mi pensava aver fatto un gran guadagno, che cotal mercatante fusse venuto ad alloggiare in casa mia: bella mercanzia che hai portata in Napoli!

Raguseo. Ci ho portata una gran mercanzia di legne; e se le cerchi, te ne darò a buon mercato quante ne cerchi.

Mangone. Orsú, vieni innanzi al Reggente.

Raguseo. Tu cerchi briga e n’arai.

Mangone. Se non vieni di bona voglia, ti strascinarò a forza.

Raguseo. Dubito che lo strascinato sarai tu.

Isoco. Io son stato tacito insino adesso, stimando che la tua importunitá avesse pur a far qualche fine; ma veggio che sei soverchiamente temerario, e dubito che non facci temerario ancor me. Ma forse non v’intendete l’un l’altro.

Mangone. La ragione che ho, e l’importanza del fatto che importa cinquecento ducati, faranno o che io uccida costui o che sia ucciso da lui, perché non è cosa che ne possa passare.

Isoco. Che costui non sia stato mai piú in Napoli e questa la prima volta che sia sbarcato di nave, ne son buon testimone.

Mangone. O che testimone! Mi venne un uomo da parte di costui e mi chiamò per nome — Mangone! — e dissemi: — Poiché sei mercadante di schiavi, il mio padron Rastello Fallatutti di Monteladrone...

Raguseo. Menti per la gola, ché rastello di Monteladrone sei tu!

Isoco. Lascia dire.

Mangone. ... ne ha portato una nave, e si vuol accomodar teco.

Isoco. Férmati, di grazia. Tu sei colui che vendi schiavi e schiave, che ti chiami Mangone?

Mangone. Io son: mal per me!

Isoco. Lasciamo il primo e cominciamo un altro ragionamento piú importante. Son d’intorno a tre anni che certi