Pagina:Della Porta - Le commedie I.djvu/130

120 la carbonaria


Forca. Canchero! pormi a pericolo d’una perpetua galea e prepararmi un seminario continuo di buone bastonate: per sodisfare a’ vostri capricci, cado in pericolo maggiore di essere ammazzato dalla vostra furia.

Pirino. Perdonami, per amor di Dio.

Forca. Meglio sará per me che non m’impacci con i vostri amori. Poco anzi mi promettesti con giuramenti non volermi piú maltrattare, e or mi volevi uccidere: questo è altro che bastonate: sempre sète l’istesso e ogni giorno siamo al medesimo. Sará meglio per me tornare i danari al padrone.

Pirino. Perché farmi stentare a saperlo? non me lo potevi dir subito? Perdonami, fratello, fratellino mio dolce.

Forca. No, no: non mi ci correte piú: tornerò i danari a vostro padre, dirò che ho voluto scherzar seco.

Pirino. Forca mio, m’ingenocchiarò a’ tuoi piedi.

Forca. No, no: non ci è ordine piú.

Pirino. Forca, non afforcar ancor me; conosco l’errore: s’un cuor pentito merita la perdonanza, dammela. Si placa Iddio, pentendosi l’uomo; non vuoi tu placarti?

Forca. Non è cosa che piú mitighi l’animo d’un offeso, che l’umiltá del nemico; però non solo vo’ perdonarvi, ma procurar la sodisfazion di chi mi ha offeso. Vo’ esser di animo piú generoso verso voi, che voi non sète con me.

Pirino. Orsú, poiché avemo i danari, che faremo?

Forca. Dove è Panfago? ché abbiamo bisogno di lui.

Pirino. È scampato via. Ma non bisogna trattar con lui, perché è un ciarlone; ed è peccato a non esser trombetta.

Forca. È a nostro proposito, perché è astutissimo.

Pirino. Non sa far altro che spirar i fatti nostri e riferirgli al dottore.

Forca. Serve ancora a spirare i fatti del dottore e riferirgli a noi.

Pirino. Ha detto molti nostri secreti a lui.

Forca. Ha detto molti de’ suoi secreti a noi.

Pirino. È piú tristo con noi che con lui.

Forca. Ce ne guarderemo. Ma io con quattro palmi di