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138 ZOSIMO, DELLA NUOVA ISTORIA

l’esercito di procedere all’espugnazione e valorosamente darvi fine; questo, troncato ogni indugio, e memore delle istruzioni per singulo ricevute, si fa coraggioso innanzi. A tal vista i difensori della città, non credendosi a bastanza forti per salvarne le mura, ripararono entro la rocca. Giuliano allora mandò truppe ad occupare la deserta città, ove introdottesi, piantate sopra delle abbassate mura le macchine ed incendiati gli edificj, principiarono a trar dardi e sassi contro ai rinchiusi nel forte; ma il presidio con incessante lanciar di pietre e dardi rigettando gli assalitori mentre assoggettavali a gravissima strage ricambiato erane con egual misura.

L’imperatore adunque fattosi a considerarne la postura, vuoi per acume d’ingegno, vuoi per la molta sua esperienza in guerra, escogitò la macchina qui descritta. Legate con ferro altissime travi e formatavi una quadrangolare torre di contro al forte a poco a poco crebbela in convenevole altezza da agguagliarne le mura. Ordinato quindi ai frombolieri ed arcadori di ascenderla prescrisse loro di scagliare sassi e dardi. I Persiani da ogni lato battuti e dagli assediatoci e dai militi sopra la macchina, dopo qualche breve resistenza promettevano di cedere la rocca se moderate condizioni venissero offerte dall’imperatore. Si convenne pertanto dall’una e dall’altra parte che tutti i Persiani là entro franchi da ogni oltraggio passerebbero nel mezzo del Romano esercito, e ricevuto danaro e vestimenta in quantità determinata consegnerebbero il castello. Mercè di che uomini cinquemila col proprio duce Momosiro ebbon facoltà di