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106 ZOSIMO, DELLA NUOVA ISTORIA

tranquilla. Costanzo rispondea che, invocato il Nume e la Vendetta, onde punissero gli autori della morte di Costante, con siffatti aiuti intraprenderebbe la guerra; così parlato accordò a Tiziano la facoltà di partire, sebbene Filippo ritenuto fosse tutt’ora dal nemico. Magnenzio dunque uscito a campo col l’esercito, e col primo assalimento impossessatosi di Siscia la distrusse. Scorrazzata di poi tutta la regione prossima al Sao, e raccoltovi immenso bottino calcò la via di Sirmio, estimando occuparla senza versamento di sangue. Ma fallitogli il colpo e ributtato da quelle mura (difese dagli abitatori, numerosissimi, e dal presidio) incamminossi colle truppe a Mursa. Pur quivi i cittadini chiusegli le porte e rinserratisi nelle bastie, Magnenzio non sapea risolversi alla scelta del mezzo per conquistarla. Imperciocchè mancante affatto di macchine, non potea in altro modo vie più avvicinarne le mura, il nemico dall’alto scagliandogli contro dardi e sassi. Pervenuta intanto a Costanzo la nuova di quell’assedio v’accorrea coll’intero esercito, premoroso di recar soccorso alla pericolante città, oltrepassato già avendo Cibali e tutto il suolo bagnato dal fiume Drao.

Magnenzio frattanto appressatosi maggiormente coll’esercito a Mursa ne incendiava le porte, sperando, consumato il ferro sovrapposto al legno, aprirvisi un’entrata, ma pur troppo indarno; i difensori delle mura col gittarvi acqua in grande abbondanza estinguendone le fiamme. Allorchè poi riseppe essere Costanzo ben poco lunge di là inventa nuovo stratagemma, che prendo a narrare. Avanti ad essa eravi uno stadio