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gnosi dell’altrui. E sappi che a ciascuno pare di saper ben dire; comechè alcuno per modestia lo nieghi.

127. E non so io indovinare donde ciò proceda, che chi meno sa, più ragioni: dalla qual cosa, cioè dal troppo favellare, conviene che gli uomini costumati si guardino, e spezialmente poco sapendo; non solo perchè egli è gran fatto, che alcuno parli molto senza errar molto; ma perchè ancora pare, che colui che favella, soprastia in un certo modo a coloro che odono, come maestro a’ discepoli; e perciò non istà bene di appropriarsi maggior parte di questa maggioranza, che non ci si conviene. E in tale peccato cadono non pure molti uomini; ma molte nazioni favellatrici, e seccatrici sì che guai a quella orecchia che elle assannano.

128. Ma come il soverchio dire reca fastidio, così reca il soverchio tacere odio; perciocchè il tacersi colà dove gli altri parlano a vicenda, pare un non voler metter su la sua parte dello scotto; e perchè il favellare è uno aprir l’animo tuo a chi t’ode, il tacer per lo contrario pare un volersi dimorare sconosciuto. Per la qual cosa, come que’ popoli che hanno usanza di molto bere alle loro feste e d’inebbriarsi, soglion cacciar via coloro che non beono; così sono questi così fatti mutoli mal volentieri veduti nelle liete e ami-