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egli abbia per niente, e che appetisca quello che egli sprezza del tutto; sicchè dello ingiuriato si fa alcuna stima, e dello schernito niuna o picciolissima. Ed è lo scherno, un prendere la vergogna, che noi facciamo altrui, a diletto, senza pro alcuno di noi. Per la qual cosa si vuole nell’usanza astenersi di schernire nessuno: in che male fanno quelli che rimproverano i difetti della persona a coloro che gli hanno, o con parole, come fece messer Forese da Rabatta delle fattezze di maestro Giotto ridendosi; o con atti, come molti usano, contraffacendo gli scilinguati o zoppi o qualche gobbo: similmente chi si ride d’alcuno sformato o malfatto o sparuto o piccolo; o di sciocchezza che altri dica, fa la festa e le risa grandi e chi si diletta di fare arrossire altrui i quali dispettosi modi sono meritamente odiati.

94. E a questi sono assai somiglianti i beffardi, cioè coloro che si dilettano di far beffe e di uccellare ciascuno, non per ischerno, nè per disprezzo, ma per piacevolezza. E sappi che niuna differenza è da schernire a beffare; se non fosse il proponimento e la intenzione, che l’uno ha diversa dall’altro: conciossiachè le beffe si fanno per sollazzo, e gli scherni per istrazio; comecchè nel comune favellare, e nel dettare, si prenda assai spesso l’un vocabolo per l’altro: ma chi scher-