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59. Ma queste cose sono eziandio alle altre amicizie comuni. Di questa è proprio e particolare, che l’ inferiore a quello non abbia da risguardare, che egli in qualunque cosa più comodo e più convenevole giudichi, ma a quello che al superiore più a grado sia. E questo in una cosa conosciuto, nelle altre tutte potrà valere. La maggior parte di coloro, i quali a qualche dignità sono ascesi, procaccia di aver appresso di sè uomini dotti, e al comporre usi, i quai di tutte le cose opportune in nome loro le lettere compongano.

60. Quivi molte volte avviene, che ad uomini ignoranti, e della bellezza e della leggiadria dello stile dispregiatori, le cose artificiosamente e secondo gli ammaestramenti con grandissime fatiche apparati falte, non piaceranno; quello che meglio e più leggiadramente sarà posto, essi via ne levano, ogni cosa sottosopra rivolgono, rifanno ogni cosa. Che ci consigli tu dunque di fare? ciò che nella Fenisse scritto ci ha lasciato Euripide:

De’ grandi la sciocchezza è da soffrire; e doversi (quantunque malagevole sia il far-

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lo) co’ pazzi far del pazzo.

61. Laonde e nello scrivere e nelle altre perazioni terranno gli uomini bassi volon A tà e il giudicio de ’ potenti per Sola, alla 1 dett TIC quale si atterranno, con essa t 7 9