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fra loro perchè ognuna ha paura di essere meno ben vestita delle altre!

— Nei miei romanzi, se ne scriverò, non ci saranno di queste cose orribili. È inutile che tu mi prenda in giro!

La frase a doppio senso le fece ridere entrambe, ma parve a Regina che in quel riso vibrasse un tintinnìo di moneta falsa. D’altronde non le riuscì mai di sapere se Gabrie dubitasse o no che ella aveva letto il suo quaderno.

— Addio, — dissero, senza stringersi la mano.

Gabrie s’avviò verso via Torino e Regina scese verso via Depretis. Nel silenzio del marciapiedi, chiaro e solitario, il fruscìo della sua sottana pareva un susurrìo di foglie secche.

Ella pensava a Gabrie, che se ne tornava al suo buco come l’ape all’alveare, ed aveva uno scopo in questa stupida vita. Ella camminava, ma non sapeva dove andava.


*


Camminò a lungo, senza scopo: scese e risalì per via Nazionale; poi quasi senza accorgersene si trovò in via Sistina, diretta al Pincio.

I suoi pensieri molesti la seguivano come il fruscìo della sua sottana. Al Pincio ritrovò la balia con Caterina, e sedette assieme a loro su una panchina della terrazza. Non c’era musica, ma la bella giornata aveva attirato una folla di stranieri e di vetture nei viali del Pincio. Mentre la bimba, curva fra le braccia della balia china, raccattava sassolini che esaminava attentamente e poi porgeva con serietà ad un altro bambino, Regina guardava le vetture che