Pagina:Deledda - Nell'azzurro, Milano, Trevisini, 1929.djvu/31


vita silvana 27


— Puoi venire con noi, in casa mia — le disse il prete con dolcezza, accarezzandole i capelli.

— No, rimarrò qui. Non entrerò dal mio povero babbo, ma rimarrò qui...

Essi partirono, e appena furono lontani la piccina entrò nella capanna e baciò la fronte ardente del pastore.

— Cicytella! — esclamò Bastiano. — Sta lontana da me, ma ascoltami. Sento che morrò, e in questi estremi momenti, mia povera bambina, una voce segreta mi dice che ritroverai i tuoi genitori.

— Siete voi il mio babbo, voi solo! Non morirete, no, fate di non morire perché anch’io morrò di dolore...

Bastiano sorrise, e facendo uno sforzo per dominare il caos che la febbre apportava alla sua mente, riprese:

— No, Cicytella, non son io il tuo babbo! Tu sai la tua storia, tu sai come eri vestita riccamente, e che forse sei figlia di genti ricche e civili, non di un povero e rozzo pastore come me. Ho conservato gelosamente le tue vesti: sono sotterrate in questo angolo di capanna, qui, sotto il mio capo.

Per mezzo loro potrai rinvenire la persona che ti smarrì, i tuoi parenti, ma siccome ciò, non essendo accaduto dopo tutte le mie ricerche in tutta la Sardegna, in dieci anni, non accadrà forse più, co-