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la casa paterna 159


largando entrambe le braccia tocchi tutte le pareti a me d’intorno. Come sono diventata grande!

Ecco aperta la finestra. Il paesaggio è sempre lo stesso: non ha nulla di straordinario, di sublime, è un paesaggio campestre qualsiasi, valli, montagne, campi, giardini, orti, bosco... pure io lo guardo immobile e muta, con gli occhi sbarrati, col cuore sempre palpitante, come se innanzi a me stesse un paesaggio delle Alpi Svizzere o il panorama di un Lago Lombardo.

La sera si avanza sempre: le splendide tinte dei crepuscoli estivi fasciano il cielo, rendendolo abbagliante all’occidente, proiettando un riflesso di porpora sulle montagne vicine, con riflessi d’oro sul fiume che balza di rupe in rupe, fra gli squarci del bosco.

All’oriente il cielo è opaco, come coperto da un velo d’argento, e fra le penombre della lontananza le montagne si disegnano azzurre, eguali, con grandi meandri color viola...

O mio cielo! O miei monti! O notti passate a questo davanzale, quando

La notturna reina alto levando
In nubilosa maestà la fronte,
La sua discopre incomparabil luce
E dispiega sull’ombre un vel d’argento...

O giorni trascorsi fra lo studio e il lavoro — o