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la casa paterna 155


guisa e mi valsero le risa, la maldicenza, la censura di tutti e specialmente delle donne.

Fu un terribile colpo per me; piansi e mi pentii di questo passo, e confusa, scoraggiata, delusa, decisi di non scrivere mai più.

Confidai tutto a Giannina: ella scosse la testa guardandomi con meraviglia, poi mi prese per mano dicendomi:

— Sei ancora bambina, Iole. Ebbene, vieni nella mia camera che voglio raccontarti una leggenda araba, per dissipare il tuo dispiacere.

La seguii: ci sedemmo davanti al camino e, come otto o dieci anni prima, Giannina mi raccontò questa leggenda:

C’era una volta al Cairo un povero giovine chiamato Assan. E una notte vide in sogno Allah, il quale additandogli in lontananza una splendida moschea circondata da giardini e palazzi, gli disse:

— Alzati e va! Su quell’altezza è la Gloria! Incontrerai spine e sterpi per la via, ma la tua coscienza in vita e i posteri dopo ti rimunereranno dei tuoi dolori...

E Assan si pose in cammino: a lui dinanzi si stendeva il deserto, pieno di sabbia ardente, di spine e sterpi: sopra il suo capo scintillava l’infinito cielo di acciaio fatto di fuoco dai raggi del sole del sud; ma Assan non si spaventò e continuò il suo