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più sicura che essi passavano li segnavo... sulla porta! Eccoli ancora lì: sono quasi novanta forellini, fatti con la punta delle forbici, lungo l’estremo limite della porta.

Gli altri due ricordi, ovvero le altre due cose non mutate, sono il marciapiede intorno alla casa e una panchina di pietra addossata al muro, fra la porta e la prima finestra a pian terreno.

Nel marciapiede vi sono trentadue lastre di pietra, le ultime dieci più piccole delle altre: la panchina è più grossa da una parte: perché mi chino, quasi involontariamente, e guardo al di sotto? Forse per vedere se vi è ancora, crescente tra le fessure del marciapiede, una piccola pianticella di ranuncolo campestre che coltivai per tanti anni, di cui conservo ancora un fiorellino secco fra le pagine di un libro che mi fu regalato appunto da una mia piccola amica, mentre stavamo sedute su quella panchina, godendoci il fresco di una sera d’estate, parlando del mio ranuncolo che appassiva, pronto però a rinascere la seguente primavera?...

Ma il ranuncolo non c’è. E se vi fosse, a che servirebbe?

Mi siedo un po’ sulla panchina: non passa nessuno nella via. Oh, le belle ore che altre volte passai qui seduta insieme con le mie piccole amiche, parlando della scuola, dei còmpiti, delle lezioni, delle