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muovesse per opera di magìa. E aveva paura, Marianna, aveva paura di tutto, della serva in agguato al finestrino, dei rumori di fuori, e sopra tutto se non si sentivano ma dovevano da un momento all’altro risuonare; degli oggetti che si intravedevano in fondo alla soffitta, dei grappoli neri che pendevano come teste scarmigliate dalle travi oblique: aveva paura di tutto, eppure la sua paura le piaceva; e di giorno, quando si annoiava od era costretta a stare ad occhi bassi sospesa davanti allo zio, pensava con gioia alle ore della notte, alla vita misteriosa della soffitta, ai racconti della serva.

— Racconta, racconta! Quando eri là, in casa dei tuoi padroni.... allora? Allora?,.. Racconta o salto giù, — diceva agitando la coperta, quando Fidela tornava a letto.

— Allora.... aspetta.... cosa dicevo? Ma sta ferma, cavalletta!

— Ricomincia da principio: tienimi i piedi, Fidela!

Fidela le teneva i piedini fra le sue ginocchia di pietra, e ricominciava.

— Dunque devi sapere che a quell’età, a