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contemplazione del graziosissimo volto di Maria, e portava sempre fasci di libri, opuscoli e giornali illustrati. Il suo amore era così profondo e segreto e la sua corte tanto sottile e misteriosa, che nessuno, neppur Maria, se ne accorgeva!

Ei portava i libri e i giornali appunto e appositamente per lei, segnati a lapis rosso, con certe freccie sanguinanti che parevano estratte da profonde ferite, nei punti, nei periodi e nei versi che meglio s’adattavano al suo stato d’animo; ma nessuno ci badava; e tanto meno Maria, che era l’ultima a leggere i libri e i periodici già frustati e sciupati dalle altre sorelle e dal piccolo gregge.

Il piccolo gregge (così donna Martina lo chiamava nel suo rude linguaggio), consisteva in quattro ragazzetti indemoniati, Martino e Peppino, Grazietta e Chichita1, i due primi, dagli otto ai dieci anni, ultimi figli di donna Martina, e le bambine degni rampolli del piccolo e cascante Giovanni Faira. Grazietta contava quattro anni, e Chichita due e mezzo.

  1. Francesca.