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mi, ti piace Pancraziu? Non è cattivo, Pancraziu, solo ha la schiena dura. Va’, di’ alla vecchiona che mi porti qui il libro con le immagini.

Ignazia guardava i biscotti con gli occhi pieni di lacrime; andò e dopo averli fatti vedere a zia Sirena, affinchè questa non l’accusasse di averli rubati, li depose poi sulla panca sotto Sant’Isidoro. Era una specie di sacrificio che faceva, poichè era golosa e nella sua cassa non mancavano mai le arance e gli amaretti: ma in quei giorni neppure i datteri avrebbero raddolcito l’amaro che le riempiva la bocca e il cuore.

Quella mattina era inquieta anche per l’assenza di Andrea, e di minuto in minuto s’aspettava qualche cosa di triste. Infatti, mentre nella quiete del mattino velato da grandi nuvole bianche ferme sul cielo turchino come blocchi di neve, s’udiva la voce di zio Bakis che canticchiava i salmi, e tutto intorno era silenzio e dolcezza, ecco Andriana, la donna delle erbe, arrivare con aria di mistero.

— Come va che ieri sera Andrea non è andato da Vittoria? Che c’è?

— Nulla, anima mia; sarà andato oggi — disse zia Sirena.

— Oggi l’ho incontrato che saliva verso Monte Nieddu. Era pallido, non mi ha neppure salutato. Mah! È tutto quel che Dio vuole...

— E allora sai cosa devo dirti, nipote mia? Lascia fare a Dio e tu fìccati nei fatti tuoi...

Ignazia si domandava con terrore dove andava il padroncino pallido, come smarrito su