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— Sei arrivato? Io non sapevo che arrivavi adesso... Torno da Terranova dove sono stato a prendere queste bestie indemoniate... Appartengono ai fratelli Fera: non son ricchi, i fratelli Fera, ma si trattano bene; mangiano come scomunicati...

Divagava, Mikali, dandosi un gran da fare per tener fermi i puledri che si agitavano allungando la testa l’un verso l’altro come per comunicarsi un segreto tormentoso; ma Andrea lo guardava fisso, fermo dietro la muriccia.

— Ma non sapevi che nostro padre sta male?

— M’avevano detto ch’era quasi guarito. Sta peggio nostra madre; l’hai veduta?

— Sì. Come è magra! — disse Andrea con tristezza.

— Lavora troppo! E glielo dico, sai, Andrea. Le dico sempre: non vi alzate così presto. Ma credo che lei lavori anche alla notte. Ohè, fermi, diavoli, che la corda v’impicchi! Tirano: bisogna andare. Senti, Andrea, vieni verso lo stazzo Zoncheddu, più tardi. Devo parlarti...

— Anch’io devo parlarti, Mikali...

Mikali si lasciava portar via dai puledri, pure battendoli sulla testa col nerbo e urlando: — fermi, fermi, all’inferno, alla forca! — Al di qua della muriccia Andrea tentava di seguirlo, di fargli capire qualche cosa: ma Pancraziu s’era avvicinato e faceva dei cenni a Mikali, additandogli il punto ove poco prima stava Ignazia.

— Non l’hai consolata neppure con uno sguardo, carnefice!