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voleva condurre là una donna... ma non lo fece mai.

Alla forca il vecchio fattore! Lo caccerò via...

— Mikà! Egli racconta che zio Bakis gli diceva: tu mi hai aiutato a piantare il predio; tu morrai qui...

Arrivati al podere, Mikali le fece osservare la muriccia rovinata che permetteva l’adito a tutti, cristiani e bestie, che passassero di là; gli alberi non potati che inselvatichivano, le macchie e i rovi lasciati crescere liberamente nel frutteto: e invero pareva che la brughiera selvaggia assediasse e invadesse di nuovo la terra che le era stata tolta dagli uomini, e i cespugli e i pruni, come mani maligne, cercassero di soffocare, stringendoli ai tronchi, gli alberi giganteschi.

Il fattore non c’era. Nella solitudine del luogo Vittoria aveva l’impressione di attraversare un podere da lunghi anni abbandonato dal padrone; al passare del cavallo le susine mature cadevano come grosse perle gialle disfacendosi per terra; i grappoli delle mele di San Giovanni, coperti di lanugine, s’inaridivano tra il fogliame fitto, e sulle piante alte molti rami secchi arrugginiti rosseggiavano al tramonto.

Mikali sorrideva beffardo; passando però nella vigna che la peronospora copriva di lebbra, fece le fiche e s’agitò con tale violenza che Vittoria dovette dargli ragione per calmarlo.

Dopo che smontarono davanti alla casetta, mentre Mikali conduceva più in là il cavallo