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lo sia, vede il brutto dove realmente esiste il bello. Il buono, sopratutto — aggiunse, dopo una pausa profonda.

Il Dottore fu per replicare ancora; ma un rumore nel salottino, e forse quella pausa fra le ultime parole del principe, gli fermarono le labbra.

Al rumore, indistinto, che era parso un cigolìo o un gemito, anche l’altro si era raddrizzato nel busto possente, pronto ad alzarsi: il suo viso però non aveva mutato espressione.

Fu di nuovo silenzio: ed egli tornò ad allungare le gambe, poi riprese:

— E non ammetto neppure quello che mi voleva dire lei: che tutto è relativo, e quello che può essere buono per me non lo è per lei. No, non lo ammetto. Il bene è come il diamante: si può intaccare, si può anche ridurre in polvere, ma non offuscare il suo splendore.

— Benissimo. Ma, secondo lei, in quale forma si concreterebbe questo bene?

— Nella sola forma possibile: quella predicata da Cristo: l’amore per il prossimo. E per prossimo, io non intendo solamente l’uomo, ma anche le bestie, le piante, i fiori, le erbe. E non al modo di San Francesco, intendiamoci. Io non amo San Francesco, sebbene lo ammiri come grandissimo poeta: io, il bene lo intendo in modo pratico. Amare l’uomo, educandolo; amare le bestie, le piante, le erbe e i fiori, aiutandoli