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piaceva molto alla signora Maria Adelaide. Andò a coglierla subito, nel giardinetto sul quale si apriva la cucina. Giardino, orto, prato e frutteto; tutto in una striscia di terreno lungo la casa, separato dal resto del mondo da un muro alto, in cima al quale ciuffi di erba ed anche fiorellini seminati dal buon Dio si bevevano l’azzurro di quel grande cielo di maggio che non aveva fine.

Anche qui si stava bene, meglio che nel parco della principessa: ma anche qui, sopratutto qui, mentre la nonna è piegata a cogliere le lunghe foglie del radicchio, tenere come piume verdi, una voce la chiama: voce chiara e risonante, che le fa tremare gli echi più profondi del cuore.

— Nonnina, sono qui.

Ella non si solleva, non crede, non cede: eppure sa che Alys è dietro di lei, sotto il susino in fiore, al cui ramo più basso ha attaccato la sua scimmietta finta, quella che il dottore le ha regalato perché le porti fortuna.

Via, via. La nonna ricominciò a parlare a voce alta.

— Ma perché, Maria Adelaide, ti ostini a ricordarti solo di lei? E il tuo diletto Gioacchino? E la cara Lea? È stata anche lei qui, la mia buona figliuola, quieta, con le sue bambole, coi suoi libri, col suo ricamo. Perché, dunque?

Si sollevò, col grembiale colmo di radicchio: lo scosse per le cocche, guardandoci dentro, pen-