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monto; e il filosofo pensava chi poteva averle aperte così. Forse una giovane sposa che col suo compagno novello passa la luna di miele nel delizioso rifugio; o uno studioso in beata solitudine; o una mamma felice, i cui numerosi bambini giocano sotto il pergolato, arrampicandosi fino ai cipressi della cima.

Egli non ricordava di aver veduto il fumo salire dal comignolo della casetta, ma gli pareva di veder egualmente il fuoco acceso nel camino della cucina volta a nord, e la serva squadrata, dalle gambe nude di basalto, appendere al gancio il paiolino per il purè di patate.

L’antica poesia della casa e della famiglia è dunque viva ancora, in qualche angolo del mondo, e il cuore del filosofo se ne rallegra, come se quest’angolo sia il suo stesso vecchio cuore, riscaldato dal bagno salutare e dalla speranza di una sua guarigione non solamente fisica.

Rinnovarsi; sentirsi ringiovanire: poter ancora ridere e amare! Tanta è la sua soddisfazione che, mentre la sua testa di bronzo sta fissa sulla tavoletta in cima alla vasca, le braccia hanno qualche velleità di nuoto: egli ancora sente davvero l’agilità e la forza di un tritone.

Il socchiudersi dell’uscio gli fece smettere gli esercizî. Il bagnino rientrava, abbracciato al lenzuolo caldo che doveva avvolgere il filosofo: e questi tentò di sollevarsi da sé, ma scivolò e ripiombò miseramente dentro la vasca.