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Ecco finita d’imbottire la valigia, la vecchia valigia nera di famiglia, che da tanti anni giaceva come morta e mummificata in fondo a un cassone. Adesso la valigia, che è di cuoio morbidissimo, s’è gonfiata, quasi ingrassata, viva come ai bei tempi delle diligenze festose; e sta aperta sulla tavola dell’ingresso, davanti alla donna, che la guarda e pare studiarla come un libro: il libro del suo passato.

Il suo passato è tutto là dentro, nelle pagine candide della sua pudica biancheria di vecchia zitella, nelle pagine chiuse delle scatole con dentro ricordi misteriosi, nelle pagine stampate dei giornali che avvolgono la caffettiera e la tazza, dalle quali, pure abbandonate le persone più care, non ci si può staccare; e la spazzola d’argento che ha conosciuto i nostri capelli neri e le illusioni che, come banditi in una foresta, vi si nascondevano per ferirci a tradimento; e le pantofole di velluto rosso ricamate in oro, che portano sulle suole di feltro l’ultima polvere della casa perduta.

*

Un improvviso scroscio di pioggia che si sbatté con furore sulla casa deserta, le fece sollevare la testa.

— Così almeno cesserà il vento, — ella disse a voce alta.