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non volle perdere tempo per risollevare il suo prestigio. Ancora fermo nell’ingresso, illuminato appena da una lampadina fissa sulla vôlta, mentre si toglieva il berretto e il soprabito, egli raccontò:

— Eh, c’è stato un incidente che poteva essere grave. Già, io sono arrivato appena in tempo a prendere il biglietto e ficcarmi nell’idrovolante. Ficcarsi, proprio, perché si scende per una specie di botola, e bisogna allungarsi come un baco da seta. Tu non ci entreresti di certo, con le tue gambe di orcio. Ma una volta là dentro, cara te! Una volta dentro, sei in un altro emisfero. Già ti sembra di scendere a picco in fondo al mare, vederne tutti i mostri e le sue meraviglie, e poi risalire d’un botto in alto cielo: la terra allora è sotto di te, come il tappeto turco del salotto, che ti è caduto l’altro giorno dalla loggia. Ma siamo stati disgraziati: è avvenuto un guasto al motore, e siamo dovuti tornare indietro e ridiscendere nell’idroscalo. Pazienza: per questa volta Dio non ha voluto.

*

La sua voce era un po’ rauca e assonnata, come di uno che ha preso molta aria o si sveglia da un bel sogno: e bello appariva lui alla serva, alto e striato di ombre che, per l’effetto