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che il signorino le aveva portato via, coi denari che la signora le aveva consegnato per le spese di quei giorni, i risparmi suoi sacrosanti. Avevano anch’essi preso il volo, i suoi ben guadagnati quattrini: in cambio, al loro segreto posto, c’era un biglietto così concepito:

«Dichiaro di aver preso in prestito, da Orlanda Guerrini, la somma di lire cinquecento, che restituirò fra due settimane. In caso di disgrazia, la detta somma verrà restituita dalla mia famiglia».

E sotto, la firma ostrogota del signorino.

Nonostante questa garanzia, Landa fu per gridare, ed anche per gettarsi dalla finestra: non lo fece per paura del portiere; e si buttò invece sul lettuccio, piangendo tutte le sue lagrime. E non sapeva perché piangeva; se per i quattrini, o per paura che il signorino cadesse in mare, o che i padroni, al loro ritorno, la cacciassero via. Era facile anche questo. Ma poi si rianimò: un barlume di coscienza ce l’aveva anche lei, e le rischiarava la mente col pensiero di non aver mancato al proprio dovere. E quando si ha questo conforto, e una lunga vita di lavoro davanti a sé, la speranza ritorna presto.