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stessa mossa, le stesse spalle un po’ curve del padrone; e si piegò a guardare quello che lei cucinava. Ma se il padre aveva un doppio fiuto, lui ne aveva uno solo; e, ad onta dello sgomento trepido e caldo della ragazza, disse con voce melensa:

— Piccione arrosto? Buono, buono! Peccato che io oggi non possa mangiarne.

Si sollevò, lungo, freddo e duro come un palo di ferro: ben lontano dal pensare a quello che Landa temeva e sperava.

— Landa, anch’io devo partire: tornerò presto, però; domani mattina.

Allora ella si volse di scatto, come una marionetta, ricordando la promessa fatta alla padrona di vegliare la casa, e spaventata al pensiero di passare sola la notte.

— I suoi genitori lo sanno?

Ma egli aveva preso quell’aria trasognata che spesso contrastava con l’apparenza vibrante e squinternata di tutta la sua persona.

— Lo sappiano o no è lo stesso. Tanto, quando essi ritornano, io sono già qui. Vado a Genova: in due ore sono là.

Per quanto ignorante e fuori del mondo, ella sapeva che per andare a Genova occorreva quasi una giornata: e le sembrò che il signorino si burlasse di lei. Non era la prima volta, poiché egli, quando aveva bisogno di sfogarsi la fantasia, non potendo farlo coi genitori o