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savano le belle bagnanti, coi vestiti di fioraliso ai cui lembi le ondine spumanti pareva tentassero un assalto fraterno: dall’altra parte i ragazzi dei contadini si divertivano a far ragliare il giovane asino in amore di Panfilio; tutti ridevano e si agitavano; lei sola era prigioniera di quel serpente, figlio di un boia impiccato da un altro boia. E propositi di vendetta la consolavano. Alla prima occasione, come del resto spesso faceva, sarebbe scesa a godersi un bagno, col suo costume rosso, comprato di nascosto del marito: costume a maglia, che richiamava l’ammirazione ingorda dei vecchi peccatori della spiaggia; e, sempre offrendosi l’occasione, sarebbe anche andata in pattìno, con qualche giovinetto rematore, spingendosi in alto mare e dicendo le solite sciocchezze, non del tutto innocenti, che abbondavano sulle sue labbra tinte con la carta rossa: parole, diceva suo marito, che sembravano albicocche ed erano patate. E avrebbe lasciato aperta la villa, per dare una lezione a lui, che la trattava come un cane perché figlio di un cane era lui.

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D’un tratto sbadigliò, e accorgendosi che aveva fame sentì la sua rabbia aumentare. Era l’ora di cena, poiché, come di solito i contadini, lei e il marito andavano a letto presto; e a questo