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e tre, don Piane chino su un fianco e molto appoggiato al bastone, Stefano col cappello bianco a cencio gettato indietro, in modo che le falde gli descrivevano quasi un’aureola intorno alle orecchie, lasciando scoperti i capelli; e Maria con le mani abbandonate, con l’orlo della gonnella nera fatto grigio dal leggero polverìo che sollevava.

L’aperta e larga strada un po’ rocciosa rasentava vigneti; dai muri guardavano i rami snelli e sottili di giovani melograni. A un certo punto tutta la strada apparve ingombra di pampini calpestati, rigettati dai vigneti. Stillava dai tralci recisi un umore che esalava intorno la fragranza selvatica della vite tagliata; e le foglie larghe e bucherellate, talune d’un verde ossidato, altre gialle o color rosa vecchio, lentigginate e sfumate in violetto, si staccavano dai corti steli già vecchi, coperti di peluria grigia.

Quattro buoi dalle corna biancastre, due neri del tutto, uno nero, ma con il muso e le zampe bianche e la schiena profilata di grigio, e il quarto cenerognolo chiaro, fittamente spruzzato di bianco, quasi per l’effetto d’una spessa brinata, ingombravano la strada.

L’aria era d’una trasparenza, di una purezza indicibili: sullo sfondo della strada e al di sopra dei muri, sull’azzurro perlato dell’orizzonte, stagnavano lunghissime e sottili striscie d’un