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Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/63


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— Va bene? — domandò poi rientrando e rivolgendosi a Stefano.

— Sì, sì — diss’egli come destandosi.

La seconda domestica, che aveva servito a tavola, una donna di media età, dal volto pallido, molle e vaiuolato, e con occhi azzurri loschi, che si rivolgevano sempre al punto contrario a quello ove realmente fissavano, sparecchiò sgarbatamente e col piede respinse i gatti che si leccavano il musetto scuotendo la testina da una parte all’altra.

— Ortensia — disse don Piane con voce imperativa, — cammina e parla sottovoce.

— Cominci lei a non gridare! — osservò Ortensia: tuttavia, più obbediente di Serafina, camminò piano, portando via i piatti sul braccio, e chiuse con sommo garbo le porte.

Maria socchiuse allora il balcone e tornò presso Stefano chiedendogli:

— Che vuoi? da leggere forse?

Ma egli aveva letto la sera innanzi tutti i suoi giornali, e la posta non arrivava fino al pomeriggio. Avrebbe voluto le mani di lei, avrebbe voluto portarsele alla fronte, e sollevando gli occhi leggere negli occhi di lei la spiegazione dei misteriosi sentimenti ch’ella destava nel suo cuore di ammalato e nei suoi nervi ancor vibranti per le scosse della febbre notturna. Il desiderio lo vinceva talmente, che stese la mano per afferrar quella di Maria; ma pensò