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Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/57


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— Questa mattina, presto, presto.

— Ha detto che tornava?

— Sicuro che torna! Oh che gli dò il salario per i suoi begli occhi?

— Bisogna, appena Stene si sveglia, fargli prendere qualche cosa, e poi vedrete che non è nulla. Non temete. E voi avete fatto colazione?

— Altro! caffèlatte e biscotti, così! — esclamò il vecchio, accennando con le mani ad una grande scodella.

Maria rise piano, e pensò che dopo tutto il suocero non era la persona terribile ch’ella si figurava; anzi gli scoprì subito il debole più evidente, ch’era un formidabile egoismo infantile; e s’avvide che per conquistare quella piccola anima bisognava lusingarla e darle sempre ragione.

— È andata Serafina in casa mia?

— È andata.

La conversazione, fatta a voce sommessa, pareva nuovamente esaurita, quando s’udì un lieve raspare alla porta. Don Piane tese le orecchie.

— Dev’essere Speranza, disse.

Credendo che si trattasse di persona che invece di picchiare usasse raspar gli usci, Maria si fece premura d’aprire, ma la porta era appena tirata che balzò nel salotto la gatta nera!

— L’ho detto io! — fece don Piane sorridendo. — Mi viene sempre dietro, la strega! Musci,