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Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/297


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ciali, il rosso visetto del bimbo appariva come una delle grandi rose sparse sul letto e pioventi giù, giù, fino al tappeto pur esso fiorito di rose, ove parea si versassero e giacessero.

Un impeto di tenerezza, d’ammirazione e di rispetto per Maria prese il cuore di Stefano; gli parve tramutata in qualcosa di infinitamente sacro; e provando in un rapido istante mille diversi sentimenti, si pentì di non averla sempre amata e venerata come nella lontana sera in cui le rose fiorenti sull’umile telaio gli avean rivelato le ascose fragranze dell’anima della tessitrice: e si propose di amare così, per sempre, la madre di suo figlio.

— E a me, dunque, non me lo lasciate baciare? — disse ridendo; e avvicinò le labbra al molle e caldo visino che contraendosi lievemente da roseo si fece vermiglio. Poi s’allontanò ancora; e improvvisamente lo riassalì il ricordo, l’angoscia, lo spasimo della piaga chiusa in quei brevi istanti d’oblìo. Come s’era potuta chiudere? C’era dunque qualche cosa che poteva chiuderla?

Egli gridò fra sè queste due domande, e come risposta gli salì al cuore e gli dilagò per le vene un doloroso stupore. Era una sensazione di viltà o il supremo coraggio del sacrifizio?

Egli non sapeva: ma davanti all’estrema gioia del vecchio padre, davanti a quell’ara fiorita