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Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/256


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ad allevar i miei figli: che Dio t’aiuti secondo la tua intenzione! — disse ella amarissimamente; poi, sempre dandogli il latino tu usato nelle fiere libere montagne nuoresi, gli raccontò il fatto del marito, un delitto per passione; e narrò l’estrema miseria in cui ora restava la sua famiglia. Ella, era andata a piedi fino a Sassari con in mano le scarpe e sul capo un involto di pane di orzo; non ostante la neve sarebbe ritornata nello stesso modo, se la carità di molti testimoni, ora viaggianti nello stesso vagone, non le avesse procurato un biglietto ferroviario.

Stefano ascoltò e non provò pietà e neppur compassione, forse perchè l’occhio fisso della donna lo disgustava; ma si pentì del suo unico voto e pensò che anche questa volta la giustizia aveva commesso un errore sociale, togliendo a un dato numero di esseri il sostegno dell’esistenza, condannando un uomo non malvagio, che forse si sarebbe riabilitato nella libertà, mentre dal castigo riporterebbe un cumulo di vizi corporali e morali. Ed anche nella giovanissima famiglia di questo uomo, abbandonata a se stessa ed alla miseria, fecondato dall’infelicità e dal bisogno spunterebbe il germe della delinquenza e del male.

La stessa malvagità, tanto più profonda ed amara, quanto più impotente, che riluceva nell’occhio livido della donna, era un immediato