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Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/223


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rella Silvestra e misteriosamente percepì le sottili angoscie e le ribellioni che le infinite voci della natura, battenti sui muri alti del cortile come onde di mare infuriato, dovevano suscitare nello spirito giovanile di lei sepolta viva.

Amava ella ancora?

Quasi lampi incrociantisi, rapidamente gli passarono nella mente due figure e due sensazioni: Filippo e Maria; e il ricordo degli stolti sdegni, dell’odio feroce che nella ragione e nel cuore l’amore di Silvestra e di Gonnesa gli destavano; e il ricordo della vittoriosa passione che aveva indotto quello stesso cuore e quella medesima ragione alla completa dedizione verso l’umile vedova del fratello. Pensò amaramente:

— È ben facile combattere negli altri le passioni, dalle quali noi medesimi ci lasciamo vincere!. E chiusi gli occhi, chinò la testa fra le mani.

Nel gran buio che allora intimamente lo invase, mentre più vibrate e melanconiche s’avvicinavano le note delle greggie pascenti, e più larghe si spandevano le selvaggie fragranze delle macchie, lo riprese la profonda dolcezza di sentirsi superiore a se stesso, di giudicare gli uomini e le cose con sentimenti d’umanità e giustizia. Ma per la suggestiva oscurità della notte, per la stanchezza delle membra, per quella stessa cullante armonia di suoni e profu-