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Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/195


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ultime case pietrose del villaggio, Stefano provò una piacevole sensazione fisica e morale.

Più che con l’intenzione di cacciar pernici o lepri, o scovare magari qualche cinghiale, egli quella mattina era partito col desiderio d’incontrare Arcangelo Porri e violentemente rimproverargli la sua viltà.

Il giorno prima la moglie del pastore, recatasi dagli Arca, aveva detto a Maria:

— Mi manda mio marito. Lei sa ch’è stato citato per testimonio; è andato a Nuoro e disse che Saturnino Chessa gli confidò una volta di voler uccidere don Carlo, buon’anima....

— E chi l’aveva incaricato?

— Questo, mio marito non l’ha detto. Dio ne scampi e liberi; se egli dice così è un uomo perduto...

— Ma la verità?

— La vita è prima della verità! Mio marito è padre di famiglia. Però....

— Però?

— Mio marito è nuovamente citato: l’hanno fatto citare loro?

— Chi, noi? Nient’affatto. Ma sarà forse perchè si farà il dibattimento in contumacia.

Visibilmente spaventata, la donnicciuola si fece il segno della croce, mettendosi un po’ di saliva sotto il mento.

— E mio marito dovrà giurare?