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Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/187


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— Il lavoro, osservò Maria, — non è un melanconico passatempo.

— Lavori preadamitici, che diavolo! Lasciali stare alle dame pietrificate: o che! ti viene anche il desiderio di filare?

— E perchè no?

Egli rise, stizzito in fondo e mortificato nei suoi moderni istinti aristocratici; ma siccome la luna di miele, grande, gialla, stillante dolcezze di latte e di pervinca, brillava ancora sul cielo tutto roseo, tutto costellato di baci, lo sposo fu soave per vincere il semplice capriccio della sposa. E le prese la testa fra le calde mani, e con grazia di lusinghe e di carezze, le disse:

— Ma tu ora sei una signora; tu sei donna Maria Arca! Donna Maria Arca! Tu sei una dama e non devi più filare nè tessere altro che la tela d’oro della mia felicità, come la dama d’oro, che fila con fuso d’oro e tesse su telaio d’oro nelle grotte del monte.

Ella sorrise, e non le venne il pensiero che sua madre, pur essendo dama, filava e tesseva; e il telaio non infastidì l’eleganza di casa Arca.

Recandosi però nella sua antica dimora patriarcale, non resisteva alla tentazione d’aggiunger qualche trama alla bianca coperta fiorita di rose; ma tesseva segretamente, perchè