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Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/176


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mente, e in quella dolce oscurità, appena schiarita dalla via lattea e dalle stelle, fatti pochi passi sullo stradale, Stefano sentì una improvvisa tenerezza di memorie, ricordando la notte in cui aveva gridato ai pioppi, al ruscello, agli astri ed alla casa del molino:

— Domani ritornerò!.

Silenziosa Maria lo seguiva col suo lieve passo aristocratico; e nella vaga oscurità egli ne scorgeva, come attraverso un leggero velo di nebbia, l’alta figura snella, più chiara dal busto in su, e bianca, sebbene non distinta, in viso.

Nella improvvisa tenera onda di ricordi, egli prese la mano di lei e se la pose sul braccio: ella vibrò lievemente per tutta la persona, ed egli, avvedendosene, si pentì di averla più che mai quella sera ingiustamente rattristata col suo tedio.

Camminarono un tratto silenziosi, poi, come poche ore prima, egli domandò — Che hai? — ma intensamente, e volgendole tutto il volto e lo sguardo affettuoso.

Ed ella rispose ancora:

— Nulla! — ma con voce nella cui commossa vibrazione palpitò una infinita tenerezza.

— Nulla, no. Hai qualche cosa... con me! Cosa ho fatto? Me lo vuoi dire?

— Nulla, davvero, nulla.

— E allora perchè quando suonavo non ti sei avvicinata?