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Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/166


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sprezzo, tirandosi la berretta sull’orecchio. — Avrà origliato alla porta! Io giuro, che non riveda i miei figli, se ne parlai mai con altri.

— Basta! — esclamò Stefano, mantenendosi calmo a stento. — Mia moglie ha ragione: dite la verità e basta!

— Dite la verità e basta! Altro che bastare, compare don Istene! Io sono un uomo rovinato!

— E allora non dite nulla! — concluse Stefano, voltandogli le spalle.

Così il Porri dovette andarsene senza aver nulla conchiuso; ma, congedandosi, aveva ancora negli occhi la maligna scintilla verde e rifiutò il bicchiere di vino che Maria voleva versargli.

Appena uscito lui, lo sdegno, la collera, il malumore di Stefano scoppiarono inesorabili e contro il Porri che voleva pagata la sua falsa testimonianza e contro tutte le viltà del mondo e della vita. Maria, chiudendo prudentemente il balcone e le porte, lasciò che si sfogasse e s’aggirasse intorno al salotto come leone ferito. La sera terminò melanconicamente.

Informato del cattivo esito della visita del Porri, e credendo che n’avesse colpa Maria, a cena don Piane fu di un terribile malumore: per far dispetto alla nuora bevette il brodo dal piatto, versandoselo tutto addosso; fece salire il gatto sulla mensa e gli diede da leccare le forchette.