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Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/165


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l’andare a ripetere tutto questo al Giudice istruttore; il diavolo gli cavi un occhio! Se i Gonnesa vengono a saperne, io sono un uomo rovinato. E loro, don Stene e donna Maria, dovevano ben considerare i danni che possono venire da certi fatti a un padre di famiglia....

— Sentite, scattò allora Stefano, balzando in piedi; — spiegatevi bene. Perchè siete venuto qui? Io non ho mai pronunziato il vostro nome; ma quand’anche l’avessi fatto, non me ne deste autorizzazione voi stesso l’anno scorso?

— Sì, ma credevo....

— Credevate che vi perdonassi il fitto di Nuraghe ruju, non è vero?

— O, questo poi! — gridò il Porri; e le macchie rosse del volto gli si allargarono fino a stendere un cerchio vermiglio sulla fronte pelosa.

— Questo o non questo, infine che volete voi?

— Un consiglio.

— Ma che consiglio? — osservò mitemente Maria, che nella sua bontà credette il rossore del Porri fiamma di sdegno, non di dispetto. — Dite la verità e basta. Noi vogliamo soltanto la verità, dalla quale la giustizia dev’essere illuminata. Del resto, scusatemi, ma questo fatto, che dite d’aver comunicato solamente a Stefano, lo sanno molti. Lo sa perfino Serafina.

— Serafina lo sa? Chi è Serafina e cosa sa quella?..., — disse il Porri con sdegnoso di-