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Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/146


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Ritornò la brezza freschissima, quasi pungente, e Silvestra rabbrividendo disse:

— Ora me ne vado davvero.

Egli non cercò più di trattenerla, anzi la aiutò ad alzarsi, e quando furono ritti se la strinse ancora al petto; e siccome ella taceva le volse il viso verso la luna, per vederla meglio forse per l’ultima volta. Al riflesso lunare una scintilla d’oro arse nei grandi occhi chiari e la fronte ebbe splendore d’avorio.

— Addio, Silvestra. Quando potremo rivederci?

— Lo sa Dio! — diss’ella, ed anche i suoi denti brillarono alla luna.

Era così bella, così delicata e fine, che Filippo sentì più che mai acuta l’angoscia di doverla lasciar andar sola allora e per il resto della vita.

— Se Dio è giusto ci rivedremo! — affermò, e la baciò disperatamente, pensando tutto il contrario di quanto diceva.

Poi, ad onta d’ogni pericolo per entrambi, volle accompagnarla un tratto: brancicando sul fieno già freddo raccolse il fucile e la berretta, strinse Silvestra quasi sollevandola dal suolo, e così se ne andarono silenziosi fra gli alti steli argentei, seguiti dalle loro lunghe ombre oblique.