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Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/145


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Ma non fece che trattenerla tutta tremante vicina a lui e dirle:

— No, aspetta ancora un po’, aspetta.... non andartene ancora....

Ella aveva paura, pensava all’inquietudine di suo padre, ma non si mosse. E rimasero ancora, silenziosi, inquieti, vigilanti nel melanconico silenzio che li circondava.

Con l’addensarsi dell’ombra anche la lontana spiaggia dell’oriente assunse un bagliore prima bianco, poi tenuemente giallo e lucido: era l’alba della luna.

Qualche vago rumore s’udiva in lontananza; prolungati e tremuli stridii di grilli, smorti latrati di cani e tintinnii di pecore sbandate. La luna non tardò a sorgere; apparve prima come una gialla scintilla sulla nera e frastagliata linea dei rovi che sembravano lontanissimi, e crebbe, crebbe, radiosa e tremula, finchè sorse tutta, immenso disco d’oro d’una indicibile purezza. Tutto il cristallino cielo si schiarò, e gli astri, qua e là già apparsi, tremarono più chiari e limpidi, simili a diamanti: il fieno, i cespugli, gli alti steli si cangiarono in misteriosa vegetazione d’argento brunito; s’incrociarono di nuovo, ma verso occidente, i filamenti delle ombre sottili, e le lame dei giunchi e degli asfodeli luccicarono come spade d’acciaio.