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Pagina:Deledda - La giustizia, Milano, Treves, 1929.djvu/144


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Egli la guardava con disperazione; le consigliava d’andarsene e la tratteneva; avrebbe voluto gridare tutto il dolore che lo straziava e si sforzava a sorridere per non addolorarla. Ma ella sentiva bene tutto ciò, e, a sua volta, non piangeva per non accrescere l’angoscia di lui. Una triste domanda fremeva sulle labbra d’entrambi: «Ci rivedremo mai?» ma non fu pronunziata.

— Fa davvero fresco! Forse mi cercano e temono che qualche bandito m’abbia rapita! — disse Silvestra sorridendo; e sentendo un brivido alle tempie si tirò sul capo il fazzoletto di seta nera che aveva lasciato scivolare sulle spalle. Egli glielo legò sotto il mento, poi la baciò mestamente, e ripresero a parlar di cose indifferenti, ma con voce stanca e triste che invano celava lo scambievole sforzo di non addolorarsi a vicenda, tacendo ciò che pensavano.

L’ombra cresceva, e s’addensava nei cespugli resi grigi dal crepuscolo, sul cielo e sulle due anime amanti che tacitamente si dicevano addio.

— Andiamo? — domandò Silvestra, e tremò tutta improvvisamente, come corda spezzata.

Egli sentì in quel brivido tutta la grande angoscia che li urgeva, e avrebbe voluto scattare, gridare con voce ribelle:

— No, non andiamo. Rimaniamo insieme, che ne abbiamo il diritto!.