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l’odio era rimasto odio, il rancore rancore, e il fragrante terreno dell’amore aveva germogliato fiori di sventura e di morte.

Era giusto ciò?

— Vergine Santa, sacro Cuor di Maria, salvatemi dalla tentazione, vigilate su di me che sono cosa vostra, che a Voi mi diedi perchè mi salvaste dalle ire e dalle amarezze del mondo — pregava Silvestra, curva sui gradini dell’altare baciando il freddo pavimento e battendosi la mano sul petto. — Salvatemi, perchè se Voi mi abbandonate io sono perduta, perchè l’odio e il rancore crescon a ogni ora in me e la solitudine, ov’io credeva trovare salvezza, non fa che accrescere le mie male passioni.

E piangeva, e in certi momenti le sembrava di riunirsi ancora a Dio e risentir la grazia e riaver la percezione del nulla umano; ma appena lasciato l’oratorio e tornata alla gaudiosa luce del sole, le tentazioni l’assalivano di nuovo. Ogni cosa contribuiva alla facile vittoria della tentazione, e l’aria olezzante di erbe e di fiori, e i vertiginosi voli circolari delle rondini amanti, e il sussurrìo voluttuoso delle prime mosche dalle ali di nero iridato, che venivano a sbattersi contro i vetri della finestra.

Venne il mese di maggio. Silvestra si propose di pregare con più fervore, digiunando e rimanendo fino a tarda notte nell’oratorio, recitan-